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giovedì, 19 aprile 2007

Carillon

 

Non è la Lampada di Aladino.
Ma un piccolo carillon.
Non è la Lampada di Aladino ma racchiude un segreto che vive.
Non è la Lampada di Aladino.
Non la devi sfregare.
Devi semplicemente caricarla con piccoli giri e aprire il cofantetto.
Non vivo dentro la Lampada di Aladino.
Vivo nel Carillon.

 

Mi ci son chiusa una domenica mattina.
Domenica di fa e caldo e sangue che colava dal naso.
Il sole troppo accecante nel mio desiderio di intrappolare l’emorragia dei miei sensi di colpa che fuoriuscivano dal naso.
Ho salutato il sole. Addio. Gli ho detto. Ho indossato il mio vestita di bambina ballerina e mi sono fatta piccola piccola. Ancora più piccola. E sono entrata nel cofanetto.
E’ comodo qui.
C’è il velluto rosso e ci sono gli specchi. Gli ingranaggi e la musica.
Ho legato i lacci delle mie scarpette rosa con la punta di gesso alla molla.
Ho chiuso tutto.
E’ comodo qui.
C’è il velluto rosso. Ma soprattutto è buio.
C’è il velluto rosso a mimetizzare l’emorragia.
C’è il velluto rosso ad anestetizzare i rumori.
E’ buio e silenzio.
Sono dentro il carillon.
Vivo dentro il carillon.
Sono il carillon.
Il sole e il mondo sono fuori.
Vivo nel carillon.
Si fotta il resto.

*

C’è una bambina la domenica mattina con la sua mamma.
Fa caldo e sorridono con il luccichio del sole negli occhi.
C’è calore di sentimenti surriscaldato dall’aria estiva.
C’è un mercato di oggetti dimenticati da tutti e recuperati senza troppa attenzione.
Ci sono la mma e la bambina che camminano tra bancarelle e oggetti dimenticati sparsi anche sull’asfalto che brucia. Ci sono oggetti dimenticati. Un tempo amati. Pieni di storie. Ricordi. O nuove nenie da cantare.
”Da piccola ne avevo uno identico”
”Ne ho sempre sognato uno”
La mamma regala un vecchio carillon di legno lucido impolverato alla bambina.

E’ nella cameretta di bambole e peluche e nastri rosa alle tende. E’ sul letto morbido che sembra un angelo appeso ad una nuvola. Un giro all’ingranaggio. Due. Tre. Quattro. Cinque. Fino a che non ce ne stanno più.
Apre il cofanetto.

Il sole danza nella stanza con pulviscolo di polvere.
Ho voce impolverata dal tempo che suona con note aguzze di violino. Piroette in punta di piedi con le scarpette allacciate alla molla del meccanismo azionato.
Saluto il sole. Ci rivediamo alla fine. Gli dico.
Danzo cantando con voce stridula di violini impolverati.
”Un giorno dirai addio al sole.
Chiuderai gli occhi per sempre.
Gioca con me. Anneghiamo nel Lago della Bestia.”
Canto mentre piroetto in punta di piedi.
La mia voce un accordo stonato di violini impolverati.
Sempre la stessa nenia.
Ipnotica.
Devastante.

Ho una nuova compagna nel carillon.

*
Non è la Lampada di Aladino.
Ma un piccolo carillon.
Non è la Lampada di Aladino ma racchiude due segreti che vivono.
Non è la Lampada di Aladino.
Non la devi sfregare.
Devi semplicemente caricarla con piccoli giri e aprire il cofanetto.
Non viviamo dentro la Lampada di Aladino.
Viviamo nel Carillon.
Ora siamo in due.

*

La bambina ha paura e afferra la mia mano.
Non voglio chiudere gli occhi per sempre. Mi ha detto. Mi ha detto che preferisce il velluto rosso e il selenzio e gli specchi e il buio. Io non ho paura del buio. Ha detto.
Si è fatta piccola piccola ed è entrata dentro.
C’è spazio in abbondanza.
Siamo piccole.
Insieme giochiamo al buio.
Ballerine del carillon.
Volendo ci sono anche gli specchi. E poi ci sono gli ingranaggi.

*

C’è una giovane donna che sogna di danzare nei paesi dei sogni lilla ad un mercato di oggetti dimenticati una domenica mattina.
Compra un vecchio cofanetto di legno lucido impolverato che è un carillon.
Presto saremo in tre a giocare nel Lago.

Cantando con voci di striduli violini.
”Un giorno dirai addio al sole.
Chiuderai gli occhi per sempre.
Gioca con me. Anneghiamo nel Lago della Bestia.”

Si fotta il resto.

Non è la Lampada di Aladino.
Ma un piccolo carillon.
Non è la Lampada di Aladino ma racchiude un segreto che vive.
Non è la Lampada di Aladino.
Non la devi sfregare.
Devi semplicemente caricarla con piccoli giri e aprire il cofantetto.

E ascoltare le voci di violini striduli.
”Un giorno dirai addio al sole.
Chiuderai gli occhi per sempre.
Gioca con me. Anneghiamo nel Lago della Bestia.”

Si fotta il resto.

 

 



Lettera d’Amore


I vostri commenti sono la mia lettera d’amore.
Lettera che avete scritto e che ho composto per Voi.
I vostri commenti li custodisco tutti in uno scrigno antico,
come tesoro di cui sono avida, gelosa e golosa.
E affondando le mani dentro al mio scrigno ho prelevato parte del mio tesoro.
L’ho manipolato e plasmato, ricomponendo i sottili fili di seta colorata che mi avete donato e intessendo il disegno.
E vi ringrazio di cuore.
Vi ringrazio tutti – e non uno per uno –
Voi che con pazienza e costanza o solo una volta avete donato a Viola un filo prezioso di parole.
Riconoscete i vostri fili?

 

Un giorno Mi si disse che la Passione e l'Amore son tormenti, che la Vita è un tormento.
Angosciose, romantiche luci... perse in un'atmosfera di chiare ombre e promesse infinite...
Non ci sono parole per descrivere un sogno.
L'amore di cui io ti parlo non muore e non si consuma, perchè vola nei pensieri.. e i pensieri non muoiono… i pensieri non hanno manette nè chiavi. I pensieri custodiscono, senza costrizioni, senza niente da dire.
I pensieri sono solo pensieri non si posseggono, si sfiorano.

Un'immagine, un sogno, un incubo in certi momenti... una storia d'amore e morte... un altrove scoperto ed ancora illeso...

Barcolli, ma il buio non ti permetterà mai di cadere...

..amore è morte.. io muoio allora..


E' impossibile guardarsi... occhi che nono vogliono capire...

Non hai paura di perderti?

Quale bellezza tra carne e sangue e acqua. parole che danno struggente conforto. come a raccoglierti tra le braccia.

Sembra una favola nera

già ti amo.

Quando il gioco si fa troppo pericoloso, i più tendono a svanire. Ed è in quei momenti che il bambino esce fuori ,eccitato dal gioco che sa che comunque sarebbe perso.

Potrei cingere la tua anima con un verso, ma essa è come un sogno e i sogni non si possono imprigionare
Ho perso le lettere per strada... non le trovo più.
Parole , fili di un'ordito dinamico.
Immagini vibranti di sentimenti intessuti
ogni cadenza, ogni pausa, ogni respiro che rincorre un respiro, e muore fra le labbra della mente, con un senso compiuto espresso in equilibrio tra la logica e il sogno......
Sembra di volare tra gli astri del fimamento..
Candido il sorriso sul mio volto
Il sogno..è come la marea..che si ritrae alla notte....e lascia intravedere il fondo..con tutti i suoi misteri....

Accolgo i tuoi pensieri schiudendo i petali del mio corpo. Esso trema, ma non per paura...

Uno specchio trasparente può rivelare al suo interno strade intricate.
Candore scivolano di nuovo via come posso imprimerli in me?

Riusciremo mai a trovare e provare calore?

Avvampando, vorrei socchiudere le labbra, far scivolare lento il giorno, violentarmi nell'oscurità e competere con le tue iridi nebbiose.
Brucia con me l'aria...brucia con me l'aria...
Gelosia. Fuoco
Una volta avrei detto che bastava parlare al vento perchè le onde del mare ascoltassero...
E' un gioco di sensazioni vorticose...
non so sei hai presente quei temporali estivi improvvisi e devastanti..
eppure del temporale non si ricorda mai nulla se non la quiete dopo il suo passaggio..
Si libera l'energia e si muove accanto al respiro,  l'iniziazione trasmette la pureza del rito  e, sfinito, l'amore compete con il volo del gabbiano.
Anche i petali di una rosa bianca possono diventare vermigli se tenuti tra le labbra di chi morde il cuore di una persona.
Allora la sua innocenza, di una delicatezza che violenta, diviene passione che denuda e brucia...

Che meraviglia!!!!
C'è un irresistibile romanticismo degenerato in questi immaginari intrattenimenti.
visioni d'ombra niente di + sublime..
svanire nel nulla... nel tempo che c'è...

Non so se sono ancora in grado di sognare...
..il ricordo è quella parte della nostra vita che ci scivola tra le mani ed è ancora in grado di emozionarci.. a volte.. anche la sofferenza nasconde un sorriso..
...risuona ancora nella mia mente...
...nei miei campi non getto semi... nei miei giardini non oso mettere mano... vivo ciò che vive...
Il distacco ferisce.......
Assolutamente sognante nell'intrico di una danza bagnata, assolutamente elegante nell'umore e nei profumi di una notte ancestrale, di una notte folle d'amore e di sesso.
Balliamo.Una musica celtica.Balliamo.Una musica angelica.Balliamo.Una musica gotica.Balliamo un musica nera.Più fondo che fondo non si può.
Semplicemente stupendo!
Una necessità l' incontrarsi.

Quel tempo è morto?
Ah! Con una bacchettina sfiorai appena il miele dell'avventura...
Questa è Arte.
Se mai le percezioni dovessero obliarsi, anche per un infinitesimo di luce, Io destinerò quell'attimo al cinismo, godendo e nutrendomi di linfa altrui senza donar indietro che il Nulla. Il mio scrigno e le preziose essenze saranno celate in attesa, quando Amore salderà ancora una volta le catene dei due amanti.
Torno ad assaporare odore di viole...Torno astringere nebbia lilla.
E mi preme dirti che i fiori germoglieranno solo su semi vergini, su parole tenute umide e calde per nuove labbra, sul silenzio di occhi che filtreranno l'aurora di una genesi, una seducente avventura.
La mia anima è una piccola cosa. Se fosse bella e grande, a quest'ora avrei conquistato il mio mondo...
chiudo gl'occhi e ne assaporo la visione.l'odore.lo sfregare sulla mia pelle devota.

IO voglio che TU ci sia... Sempre.

 

 

 



Dialogo di notte ubriaca.

 

Viola: Ho costruito un fiore di carta mentre non c'eri

 

Costance: Sai quale è la differenza tra me e te?
Dovresti bruciarlo, il fiore.

 

V. : L'ho costruito solo per vederlo bruciare. Avvampare stravolto dalle fiamme. Contorcersi e accartocciarsi gemendo su se stesso.

 

C.: Tutti dicono "non potrei mai cacciare e uccidere per mangiare”

 

e non è vero perchè l'istinto è un impulso fortissimo

 

io so che ucciderei per mangiare, non ci trovo niente di orrendo

 

V. : Ho fame.
Voglio leccarti via quell’orrido odore che ti intasa la pelle. Ti sta male. Non ti appartiene.

 

C. : Senti l'odore che mi è rimasto addosso...

 

si...se un altro odore devo avere che sia il tuo.

 

e nella cenere, cos'hai letto?

 

V. : Urla scomposte dal piacere. Ma c’era il vento.

 

C. : Buon pro gli faccia!

 

V. : Mi hanno fatta fiore di carta e mi hanno dato fuoco, capisci? Volevano bruciarmi dopo avermi costruita come volevano. Strega sulla pira. E loro sotto a lanciare maledizioni. Purezza del fuoco.Sono bianca graziosa e fredda come la neve. Sono immacolata.

 

C. : La purezza è una pervesione tra le più atroci

 

perversa e quasi romantica...hai esagerato,questa volta...

 

Sei magia travestita di lussuria.
Sai quale è la differenza tra me e te?

 

V. : Vorrei trasformarmi in un uomo per strappar loro urla e tormentarle di piacere. In fondo se lo meriterebbero.

 

C.: La tua bocca fa parlare e urlare. Non hai bisogno di essere uomo.
tesoro mio, piccola fanciulla crudele...dovresti diventare l'alba per bruciarmi.....

 

V. : Se fossi alba sorgerei solo per infiammarti il ventre e sciogliere la neve. Sciogliere me. E tu berresti la neve disciolta placando la tua arsura.

 

C.: Il bianco non ha senso da solo: è lì, senza possibilità di profondità, gelido e impenetrabile, osceno e soffocante nella sua stasi. solo macchiandolo perde l'insensatezza del rigor mortis che lo contraddistingue.

 

Tu sei la somma corruzione del bianco.

V. : Il sangue è più bello sulla neve...tanto più bello...
Tu sei la coppa con cui brindo.
Quale è la differenza tra me e te?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì, 20 marzo 2007

Ho impressa quella sigaretta che si consumava tra le mie labbra.

Trattenevo le lacrime.

La musica scorreva live.

Davanti a me.

Oasis- wanderwall.

Assoli e parole inglesi cantate.

L’ho cercata per minuti interi.

L’ho vista e la musica è sparita.

Le lacrime sono salite ancora più forti.

Mi hai guardata, ti ho salutato.

La mano che si alza.

Questo il tuo saluto.

Non ho avuto la forza per venire lì da te.

Per salutarti, per dirti le solite cose inutili.

E nemmeno tu l’hai fatto.

Non sentivo nulla.

Aspiravo e ingoiavo.

Non so perché sono stata così male.

Ero rotta.

Sentivo quella dannata malinconia scorrermi sottopelle.

Salire nelle vene.

Iniettandomi lacrime.

La testa pulsava di mille ricordi.

Penso ad una promessa che predeva il Giappone.

Promesse inutile, detta, forse, troppo presto.

Ma ci credevo davvero quando ce l’eravamo promesse.

Penso a quando ti ascoltavo suonare il tuo pianoforte sdraiata in sala.

Penso alle pagine che ci siamo scritte.

Ai tagli.

A quello che ho distrutto.

E quello che tu non hai mai voluto ricreare.

Scrivo perché forse ho capito che un capitolo s’è chiuso davvero.

Anche se sento ancora questa piccola speranza rimanere incastrata tra le mani.

La porterò con me.

E scrivo qui.

Posso, tu non mi leggi più.

[Dannatasperanza]

venerdì, 02 marzo 2007

“Aspetto ancora di poter tenere tra le braccia,il parto indifeso della tua disperazione,mi prenderò cura d’ogni tuo dolore,cullerò tra le dita ogni tua minuta farfalla.
Per non sentirmi sola madre suicida,per non sentirmi sola io diverrò la cura specifica d’ogni ammalato”.
Mentre sorge lento,assonnato,con strascichi bianchi tra le costole,questo sole inebriane,mentre percorre a labbra serrate lo sfarzo del cielo,i fiori da sotto la terra, da sotto l’antica neve,si risvegliano,ergendosi mollemente verso il padre infuocato.
Tutto ciò che è stato sotterrato durante il gelido inverno,tutto ciò che è stato massacrato sotto le macerie e tutto ciò che le nostre mani hanno frantumato,i nostri denti maciullato,ogni rimanenza,ogni scheggia di cuore,ora risorge.
Eppure,rinascendo,non riporta in vita me,sento ancora questo sapore sulla lingua,i polsi cianotici e tremanti,mazzi di crisantemi si scompongono percossi dal tremore instabile delle tue mani. Cinico e candido il pianto che ne discende,staccandosi a forza dalla corolla di fiori.
Immagino legno,liscio,lungo,lucido;legno così pulito da parere oceano senz’onde in cui rispecchiarsi dolenti.
Spiegami ora madre,perché non provo più niente?
Sono talmente disperata,ora che i violini stridono sulla mia lingua,sono così addolorata,eppure…
Dei mie affetti conosco adesso le schiene nei perfetti particolari antomici,ma le loro facce ed i loro baci sfumano nella memoria.
Allora dammi la capacità di piangere ancora un po’,prestami le lacrime di qualche altro male piuttosto,ma non lasciarmi così inerme, o non lamentarti poi,mia docile madre,non lamentarti se per tutto il tuo male,per tutta la morte che ti spetta,rimarrò impassibile.
Questo è quel dolce confetto palpitante che mi hai incastrato nello sterno.
Cosa ti rimane da lasciarmi ora per la mia eredità?
Tutti i mie amori sono in quella bottiglia nel pacifico che va a picco.
Guardala con me dall’alto,rimani tenendomi sospesa lassù per assaporare gli ultimi dolci attimi di una vita che se ne và
Io immaginerò di stringerli ancora,i miei arrendevoli amori, sussurrando loro che è stato tutto un incubo.
Solo una proiezione d’immagini oniriche.
Immagini che prima o poi s’interrompono.
“Ora svegliatevi.” Sussurrerò ai loro timpani.
Ma tu se puoi,fai prima di tutti. Svegliati adesso prima che perda la ragione.
Svegliati e abbracciami.

si un po tragico ù.ù xò marco diceva di scrivere ghghgh

giovedì, 04 gennaio 2007

Le ho sbattuto il telefono in faccia.

Mi aveva fatto un torto, non potevo sopportarlo. Avevo ragione e come al solito me la prendo sempre. 1…2…3…4…mesi passati senza salutarci, senza sentirci, io rinchiusa in me stessa e in qualcun altro, io orgogliosa non volevo.

L’ho rivista lì, in quel giorno che è cambiato tutto. L’ho abbracciata e sono scoppiata a piangere.

Lei bionda, io mora. Lei fiduciosa, io diffidente.

Due mondi opposti che hanno un perfetto equilibrio.

[comeilgiornoelanotte]

Due persone talmente differenti che diventano uguali. Viziate. Entrambe. Uscite da quella sfera di cristallo nella quale entrambe stavamo. Lei l’ha rotta, a me la vita l’ha rotta.

Lei parla sempre, socievole e piena di vita, parla parla parla… vuole conoscere, vuole sapere, a volte si mette nei casini e poi io, solitaria come al solito esco fuori, tocca a me parlare, lei indifesa e io che la proteggo.

[comeilgiornoelanotte]

-Maddai che ti importa infondo abbiamo solo 16 anni…

-Hai ragione Ele…

Io che la spingo ovunque a vivere la vita appieno, per lei, il giorno è vita, vita frenetica della città, negozi aperti e gente che lavora. Per me, la notte, vita nelle discoteche, dove nessuno o almeno non chi ti rivedrà ti giudica.

Ora lei inizia a vivere nella notte, nel Mio Regno ed io prendo posto nel Suo.

Entrambe diversa ma uguali.

[comeilgiornoelanotte]

Lei ingenua piena di speranze di una vita che è una favola, io apparentemente con la vita da favola e senza speranze.

Come un Angelo Bianco ed un Angelo Nero. Ma sempre Angelo.

[comeilgiornoelanotte]

Lei mi da luce, come il sole rispecchia la sua luce alla Luna. Io la proteggo quando ce n’è bisogno, come la Luna in un’eclissi totale.

Amiche da sempre.

Diverse ma Uguali.

Uguali ma Diverse.

[comeilgiornoelanotte]

Come l’Angelo Bianco e l’Angelo Nero.

Come il Caldo e il Freddo.

Come due opposti che si attraggono.

Calamita.

Una volta che il Sole tramonta sorge la Luna.

Una volta che la Luna tramonta sorge il Sole.

Lei Sole. Io Luna.

[comeilgiornoelanotte]

domenica, 31 dicembre 2006

Fumo. Condensato. Di sigarette illecite, evapora. Come un amore illegale. Quasi. _I_jUsT_WanT_tO_StArE_At_YoU_ Perchè di falsi principi ne ho avuti abbastanza. Scarpette di falso cristallo che nessuno ha voluto raccogliere. Promesse d'amore senza  futuro alcuno e dolci parole. Tutto falso. Ne sono satura. Ed ecco perchè mi ritrovo a chiedermi se con te sarà così. Voglio andare oltre il nostro platonico idillio. Voglio averne una visuale più ampia. Voglio sapere se anche dietro le tue belle parole [che ammetterò con affetto, si lasciano dire] e le tue mani delicate, si nasconde una nuova delusione da piangere. Forse sono arida di sentimenti. Mi sento di ghiaccio, in effetti. Ma qualcosa è cambiato. Lo sento. E ho paura che la nostra bellissima storia si dissolva come fumo sull'acqua. Che evapori, dolcemente, lasciando solo piccole gocce. Ho paura.

Ho paura perchè voglio che tu rimanga nei miei occhi. Ti voglio ancora a lungo pellegrino nel mio cuore. Voglio saperti nei miei pensieri ogni momento del giorno. Voglio che mi pensi sempre anche tu. Voglio vedere ancora la mia immagine stampata nelle tue iridi quando ti bacio. Voglio giocare ancora a lungo con i tuoi capelli e le tue dita. Voglio sentire che nel buio mi prendi la mano. Voglio ritrovarmi stretta stretta a te ancora infinite volte. E voglio sentirti pronunciare ancora quel "Ti voglio bene". Voglio riuscire a dirtelo anch'io, un giorno. Voglio che tu mi tenga ancora in braccio. Voglio sentirmi protetta quando ci sei tu. Voglio che tu impari a fidarti di me. Vorrei in un soffio cancellarti il passato perchè tu sappia ricominciare da me. Voglio ancora provare quella sensazione strana quando mi stai accanto o quando mi baci, che mi fa capire che sei sincero. Vorrei una conferma. Vorrei una promessa. Vorrei sapertela fare una promessa. Ma voglio assicurarti che sono sincera. Voglio ancora dimostrarti quando valiamo insieme, io e te. E poi voglio farti perdere di me. Me l'hai chiesto tu, ricordi? E io farò di tutto. Per poi poterti domandare:

"CoSa Si PrOvA Ad EsSeRe InNaMoRaTi Di Me?"

[oh darling, how does it feel to fall in love with me?]

.....May I will dissolve?


venerdì, 08 dicembre 2006

È uno specchio infranto.
Un pugno in mezzo a vetri rotti.
Schegge nella pelle. Senti-questo-male
Ho ancora per la testa la rabbia di giorni fa. Quella rabbia cieca che mi ha scossa.
Lascio scivolare il tutto sulla pelle. Come se nulla fosse.
È vetro che taglia.
E quello che vorrei è poterti costringere a me.
Vorrei vederti ai miei piedi.
Vorrei costringerti a leccare questi tagli di plastica.
Finti e stanchi.
Finti e stanchi.
Non soffro.
Ma la rabbia è troppa anche per me stessa.
Lo specchio è rotto.
Dove sputo tutto questo?
Lo specchio l’ho distrutto io.
Questa nausea la devo vomitare fuori.
Vorrei possederti quel tanto che basta per sentirti dentro me.
E poi cancellarti.
Vorrei sentire la tua bocca ansimare. Il tuo corpo tremare.
Vorrei farti morire.
E poi sparire.
Sparire da questo errore senza fine.
Perché queste parole odorano di finta dolcezza a miglia.
Non sento più nulla. Non sento più nulla.
Solo rabbia verso una porta che s’è chiusa.
Non mi pento.
Ma dovrei.
I conti sono troppo alti per cancellare vecchi debiti. Rimangono insaldati.
L’istinto ha preso il sopravvento mandando tutto a puttane,
[ancora.una.volta.tutto.a.puttane].
Ho l’anima infranta.
Ma un po’ d’illusione è la giusta medicina.
Devo sigillare.
E continuare.
Ma poi bastano le parole giuste e il vortice mi risucchia dentro.
E’-TUTTO-TROPPO-VELOCE.
[Tuttotroppoveloce]

-

Il mantenga alla Granguardia. Doveroso andarlo a vedere insieme.
Te l’avevo promesso no?
Vestiti eleganti perché la serata lo chiede. E Dio quanto amo vestirmi così.
I quadri di 500 anni fa.
Poi la mostra finisce.il film si spegne. C’è una cena dentro.
Ma noi decidiamo di uscire.
Meglio la cena fuori.
Mangiamo, poi c’è il bisogno di alcool.

-oddio oddio fammi bere- ti sorrido.
-No prima ti faccio rincoglionire
Spariamo cazzate con il fiume sotto i piedi.
Il fumo ci esce dalle labbra anestetizzando il cervello.
Comincio a tremare per la reazione. Mi stringi, mi baci sulle labbra e io mi sposto.
Mi stringi e io mi irrigidisco.
Tu mi tieni e io mi allontano da te con la mente.
Non devi toccarmi così.
[Nondevittocarmicosì.]
-smettila.
-Perché stella?
-lo sai il perché. È no. Smettila. No. Perché no. È no. Perché no.no.

Lasci cadere ancora.
Fumo mi esce dalle labbra concentrata.

-voglio bere qualcosa, sono congelata.
Ci spostiamo, andiamo nel locale del venerdì sera.
Un Margarita per entrambi.
Ridiamo un po’ isterici. Ti sfotto e tu non la smetti più di ridere.
Ma non la smetti proprio più.
E poi la noia mi scatta nelle vene. Mi alzo. Vado via.
Ripenso che hai cercato la mia lingua. Ho la nausea se ci penso. Mi alzo. Vado via.
Ci hai provato con me ancora.
Tu non vuoi capire che la tua bellezza non conta.
Penso al tuo volere le mie labbra e il mio corpo e vomito.
Penso che tra me e te non ci può essere nulla. Sei bello.
Ma ti amo come amico. Di te odio tutte le sfumature che non ti rendono amico.
Ci hai provato ancora.
Penso che mi hai cercato ossessionato. Penso che hai provato e baciarmi.
Vomito.
Poi mi alzo e vado via.
Mi segui.
-ti accompagno
-se vuoi rimanere lì non c’è problema
-no ti accompagno, figurati.
Camminiamo per il centro meraviglioso e pieno di gente.
I miei momenti delimitati da parole nere sono frequenti. sempre di più.
E tu non devi provarci con me.
Sfumo il tutto grazie al Margarita. Ridiamo come deficienti.
Sfumo e faccio finta di nulla.
Ma tu non devi provarci con me.

lunedì, 04 dicembre 2006

Sembra calma questa notte eppure canta. Una notte come tutte le altre... t.u.t.t.a.a.p.p.a.r.e.n.z.a.  Le stelle nel cielo sono milioni,tutte accorse ad assistere allo spettacolo. †S.A.D.I.S.M.O.†  Ciniche compagne illuminate il cammino,non lasciate che il buio e la tenebra s' impadroniscano di me.  Luna, amica silenziosa, non dimenticare di vegliare.  [ non. stanotte. ]  Laceranti urla riecheggiano all' esterno accompagnate da sinistri fruscii.  Foglie.  Il vento s' è chetato, non vuole infierire.  Il silenzio è squarciato dal rullo dei tamburi...  il mio cuore batte a ritmo.  Un canto s' unisce, è una ballata triste e malinconica. Emozioni contrastanti in me.  [ ti. prego. no. ] Timida sgorga una lacrima, un pò riluttante, senza convinzione.  Un' altra...  †P.I.A.N.G.O.†  Mi copro gli occhi con le mani... no, non voglio vedere.  N.on.v.o.g.l.i.o.p.i.ù.v.e.d.e.r.e.n.u.l.l.a.  Delusione.  Il canto non accenna a smettere. B.A.S.T.A.  Cocci infranti sul terreno.  Nessuno li ha raccolti.  [ non. lo. farò. io. ]  Improvviso odio di luce...

E'.ORA.†

Guardo al presente con nuova fiducia, il passato non è che un' ombra.  n.e.s.s.u.n.f.u.t.u.r.o.  Rispetterò l'accordo.  Onorerò la promessa.  L' alba del nuovo mattino avrà visto la vendetta.

† [ ma. non. è. detto. che. vedrà. me. ] †



Ho bisogno di fare ordine nella mia mente,troppi pensieri privi di senso logico,troppi ricordi e rimpianti cui far fronte e troppa insicurezza verso me stessa. Comincerò con l'eliminare quella,perchè proprio non ne ho bisogno. Basta un minimo di convinzione. Un che di autostima. E dico poco,eh... Sapere che ci vuole così poco ma parallelamente del resto sembra un'immensità ecco,quest'idea mi logora. Il mio animo è talmente saturo di queste ombre incancellabili,che impedisce ad ogni proposito di redimerle in qualcosa di buono di nascere. E' automatico. Tutto ciò sta corrodendo la mia vera personalità...se mai ne ho davvero avuta una.

Ho bisogno di far luce nella mia mente,troppe tenebre han reso il buio dell'insicurezza di casa.

Ho bisogno di sapere..quando una persona che vedi tutti i giorni diventa così importante per te da concederle di toglierti il respiro ogni volta che la incroci,o spezzarti il cuore se non ti degna di uno sguardo. E' un momento,o una cosa premeditata,già decisa o destinata da qualcuno? Mi capita spesso di chiedermelo.

E immagino che ci sia qualcuno,un essere superiore,una divinità,che ci osservada un mondo perfetto e si diverte a scherzare giocando con i nostri sentimenti. E' la mano che guida i nostri fili di innocenti e ingenui burattini. Ride dei nostri insuccessi. Forse è proprio lui a provocarli. E' un fenomeno inspiegabile.

Forse tutti i sentimenti sono solo una farsa inventata per nascondere le facce multiformi del quieto dolore,quello capace di ossidarti l'anima in un silenzioso e lento lavoro senza fretta.

E intanto mentre il processo continua e scopri di non poter più esistere senza la sicurezza di un posto fisso dove nascondert e,di soppiatto,senza essere vista,segui la vita di quella persona procedere dinanzi ai tuoi occhi,mille silenziosi eventi si succedono nella tua esistenza.

Gli occhi si riempono di lacrime mai scese-ma solo timidamente affiorate-per uno sguardo mai donato,il cuore acquista gratuitamente nuove cicatrici per un sorriso mai ricambiato,l'animo s'incupisce se lui non ha percorso la solita strada e la vita perde vigore-l'entusiasmo dettato da un sentimento sincero-se è in compagnia di un'altra.

Muori dentro.

Ed è più terribile della morte vera e propria,perchè sai di vivere pur non avendo più nulla da vivere,non hai più ragioni per farlo. E allora vai avanti,riesci ancora a trascinare un piede dinanzi all'altro per percorrere distanze,è solo istintivo però. La gente non può capire..

In quei momenti il mondo pare fermarsi...ma non può farlo in eterno,e riparte,eccome se riparte.. ma questa volta lo farà senza di me.

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